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”Quante foto mi dai?”

L’ingordigia fotografica al tempo del digitale. Una piccola riflessione sul perché non dovreste domandarvelo.

Quantità vs Qualità.

“Quante Foto mi dai”? E’ una domanda ricorrente per noi professionisti. E ammettiamolo, più che lecita, aggiungerei. Sapere cosa è compreso nel costo di un servizio fotografico è un diritto.

Ma cosa c’è davvero dietro questa domanda?

Quante (ne voglio tante) diventa una discriminante nella scelta di un Professionista piuttosto che di un altro.

Lui mi da 100 Foto, l’altro me ne da 20. Scelgo il primo. Ovvio!

Oppure, no?

Riflettiamoci Insieme.

Il digitale, la possibilità di scattare infinite fotografie a costo zero, ha portato le persone ad una sovraesposizione da immagini.

FaceBook. Instagram. Pinterest.

La vecchia generazione, abituata alla pellicola, raccontava un’intera vacanza di due settimane attraverso 24 o 36 pose. Sceglieva con cura cosa scattare, perchè ogni scatto aveva un valore tangibile. Non si fotografava il bicchiere vuoto o il piatto di lasagne.

Si Pensava. Si guardava. Si sceglieva e si scattava.

 

Se affidate i vostri ricordi ad un professionista, specializzato in fotografia di gravidanza o famiglia, lo sapete quel professionista cosa farà quando è all’opera?

Penserà. Guarderà. Sceglierà. E poi scatterà.

E questo perchè?

Perchè se un fotografo vi consegna centinaia e centinaia di immagini scattate in un lasso di tempo di un’ora, sembra che vi stia dando un gran servizio. Tante immagini a poco prezzo. Ma in realtà, quello che sta facendo, è darvi una lunga sequenza di scatti molto simili tra loro e probabilmente nessuno di questi eccezionale.

Chiedetevi dunque: andate da un professionista per avere una sequenza infinita di immagini, o andate da un professionista per ottenere dei veri e propri ritratti della vostra famiglia?